Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'.
Non puo' per tanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001.
Nell'ufficio di Milano il responsabile del gruppo applicativo sistematicamente -almeno una volta al giorno- inoltra e-mail dal contenuto sconcio: PPS con donnine ignude, video dal contenuto più o meno esplicito e fotografie sexy.
Inutile dire che, essendo un ufficio di soli uomini, tali "comunicazioni" sono sempre salutate da esclamazioni di giubilo e da commenti eufemisticamente camerateschi,ovviamente riferiti alle donnine ritratte negli allegati e ai loro attributi fisici, molto spesso accentuati vuoi dai maghi del ritocco fotografico, vuoi dai maghi del ritocco fisico.
Negli ultimi quattro giorni però Capitan Barzotto ha cambiato registro, o meglio contenuti: in un impeto amarcordiano ha detto basta alle tette come meloni acerbi, basta con le labbra a mò di canotto, stop agli zigomi inturgiditi dal botox, basta al pirsingaggio selvaggio in ogni come e in ogni dove.
Avanti invece alla sensualità delle forme naturali del passato, delle curve morbide che mai videro bilanceri o -gli allora lontanissimi- step, spinning e pilates: avanti con le playmate di Playboy, dal 1960 al 1963.
La scelta ha creato un'inaspettata ondata di consensi da una parte e dissensi dall'altra, spaccando letteralmente l'ufficio in due correnti ben definite e avverse: i conservatori, favorevoli alle forme nature e i progressisti, difensori del diritto al rigonfio siliconato.
"Sì, va bene il ritorno alla natura, però 'ste donnine del passato c'avevano proprio le tettine sgonfie, eh!", ha commentato un collega progressista.
"...però nel guardarle, i pantaloni ti si gonfiano comunque, vedo!", ho puntualizzato sarcastico.
Progressisti 0 vs. Conservatori 1 e tetta al centro!
C'è chi nasce lo stesso giorno in cui lo stralunato Ross conobbe la sempre amata e confusionaria Rachel, durante la trasmissione della prima puntata di Friends e c'è chi invece condivide il genetliaco con il neorealista Roberto Ross-ellini.
Okay, non si tratta proprio della stessa cosa, ma a loro modo sono stati tutti personaggi di culto. Ed è un modo originale per fare gli auguri alla donna che, proprio quattro giorni fa, ha festeggiato con me il sesto anniversario di reciproca sopportazione.
Auguri Micia (seppur su queste pagine arrivino con un giorno di ritardo)!
Loro dicono che non c'entrano nulla con quanto accaduto a Verona, in quanto, stando a quel che si legge in una nota, sono contrari a qualsiasi forma di violenza, tanto più se insensata, illogica e incivile come quella compiuta da quella banda di pazzi irresponsabili.
Te pensi io stia giocando alla Playstation "al solito gioco del cazzo, che non capisco come faccia a piacerti: sti ventidue pipottini che rincorrono un pallone, che non sono nemmeno veri", invece che stare nel letto con te, che mi hai sicuramente ciulato il mio cuscino, a leggere vicini vicini, ad ascoltare assorti nella lettura l'uno i respiri dell'altra. Te non lo pensi, te ne sei sicura!
E invece no, perchè del "gioco del cazzo" si può pure scegliere la modalità computer contro computer, così mentre tu pensi che sono il solito bambinone -e Mutu mi segna il gol vittoria contro il Milan, in Cèmpions Lìg- io posso scrivere sul UorldUaidUeb quanto siano stati magnifici questi sei anni con te, quanto sia felice di aver scelto di vivere nella povertà al tuo fianco, dopo aver firmato quell'atto notarile che ci ha legato - se non altro finanziariamente- ancor più di quanto non lo fossimo.
Insomma: tanti auguri Micia. E -almeno- trenta di questi anni.
Tre giorni come quelli appena trascorsi, passati tra parchi, monti, picnic e chilometri e chilometri a piedi, in compagnia degli immancabili Cippa e Ste e Vale e Pier e Lilo, avrebbero sfiancato anche l'atleta più preparato, ma non me: io stasera -dopo aver già giocato giovedì sera scorso- giocherò a calcetto con gli ex-colleghi di Ufficio Manicomio.
Lo svenimento non è contemplato; altri possibili disturbi, assicurati.
L'evidenza di ciò che è successo una settimana fa -e che è in corso di svolgimento da molti più anni- checchè se ne dica lo abbiamo sotto gli occhi tutti quanti: come i lettori di questo spazio web sanno benissimo, sono mesi che mi sto battendo -a suon di e-mail e telefonate- perchè l'azienda per cui lavoro, corrisponda a tutti i dipendenti l'Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC).
Però non tutti sanno che ho ricevute risposte definitive dal nuovo responsabile del personale. Risposte che -già sapevo- non mi hanno per niente soddisfatto.
Ma la frustrazione che ne deriva non è tanto legata alle aspettative disattese di questa "vertenza" giurislavorista, quanto alla percepita noncuranza dei miei colleghi che, ovviamente informati a dovere dal sottoscritto, hanno deciso di lasciarmi da solo -fatta eccezione per alcuni che non esiterei a definire anche amici- in questa "battaglia" che avrebbe portato, se solo ci fossimo mossi con la dovuta capacità di aggregazione, risultati più che positivi.
Per questo ho deciso di mollare, di pensare quindi non più al bene comune -ritenendolo erroneamente legato a doppio filo al personale- ma solo al mio.
Solo al mio.
La mia vita è stata segnata, fin dagli anni giovanili, dalle cosiddette cause perse: prima a scuola, dove per questioni legate alla correttezza nei confronti degli studenti -e per altro ovviamente- mi sono inimicato buona parte del corpo docenti, pagando l'affronto con la bocciatura; poi durante i primi mesi di lavoro, il mio primo lavoro, dove, impiegato nella pulitura di macchinari mediante solventi chimici, mi lamentai con il proprietario e amministratore per la mancanza di adeguati mezzi anti-infortunistici per svolgere al meglio -e in totale sicurezza- una mansione che non amavo, ma che ero comunque intenzionato a portare avanti nel migliore dei modi possibile, ma senza rimetterci la salute. E ora questa, venuta dopo elezioni politiche che hanno dimostrato -ancora una volta- come viene trattato chi, operando in nome del bene dei semplici cittadini come lui, si espone al pubblico ludibrio senza la copertura -economica e politica- necessaria: con noncuranza, sufficienza e relativa solitudine.
Che dire, se non che mi sento svuotato, amareggiato, sconfitto e decisamente convinto della capacità autolesionista del popolo italiano?
Che rispondere all'amico CronachediGiuda quando, messo al corrente sulla natura della mestizia che mi accompagna in questi giorni, se non che, se penso a mamma Strùgiona negli anni settanta, fischietto in bocca e cartello alla mano, mentre occupava la fabbrica in cui era impiegata insieme ad altre operaie in condizioni economiche e umane profondamente lesive della loro dignità sociale, mi sento in difetto nei confronti suoi e dei miei figli?!
Che dire. Niente. Posso solo prendere atto di tutto questo e rintanarmi nelle mie personali riflessioni sulla battaglie dei nostri tempi; ipotizzare le parole con cui verremo indicati dai posteri e dai sociologi che nel futuro studieranno il processo di mortificazione della dignità del lavoratore italiano, dopo l'avvento della legge 30.
E, deponendo le armi, come del resto fatto da Strùgiona,poi abbandonata da chi avrebbe dovuto sostenerla tra le istituzioni, trovare sconforto in questo articolo di Marco Lodoli.
E chiudermi in un lungo silenzio.
P.S. Chi fosse nella medesima situazione, non esiti a contattarmi per il materiale informativo: sia mai che qualcuno trovi più fortuna e colleghi più coesi dei miei.
Dovessi mettermi a scrivere qualcosa su queste pagine, in giorni tali in cui la democrazia ha palesato la sua definitiva morte, in quanto pseudo, risulterei troppo banale: esile la mia conoscenza della vita, dello stato delle cose, delle tecniche di decodifica di un mondo che lancia messaggi indecifrabili ai più, me compreso.
Lascio che per me parli lui, che forse aveva già previsto e capito il destino di questo paese.
Il buon corvo dice:
Io non piango sulla fine delle mie idee, perchè verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! E' su me stesso che piango... Pier Paolo Pasolini, da “Uccellacci uccellini” 1966
Ringrazio Angelo, dal cui editoriale -che indicherò in privato a chi volesse leggerlo-, ho tratto questo pensiero di Pasolini, che non esiterei a definire aforisma.
Silvio Banana, riferendosi ai partiti cosiddetti piccoli - parafrasandolo, partitini - ha parlato di voto buttato, di voto inutile. Walter Veltroni invece...pure!
Beppe Grillo dal suo blog, sorgente di passate iniziative indubbiamente positive, invita invece i suoi grillini, i membri dei meetup sorti per portare avanti le sue battaglie e il suo pubblico tutto -sperando il suo invito si estenda al popolo italiano intero- a non recarsi alle urne, definendo queste elezioni una grossa presa per il culo, tacendo, anzi ignorando una serie di fattori determinanti: una grossa percentuale degli aventi diritto al voto lo considera un millantatore e un sinistrorso; una grossa percentuale degli aventi diritto al voto non possiede internet e basa la sua conoscenza politica su quanto legge, vede, ascolta e prova dai canali mediatici "rivelati", cioè televisioni e giornali e radio; una grossa percentuale di aventi diritto al voto è ignorante, nel senso dispregiativo del termine e vota solo perchè gli è stato sempre detto che "votare è un dovere"; una grossa fetta di aventi diritto al voto porta nella stretta e vetusta cabina elettorale tutta quell'italianità che ci ha fatto votare fino ad oggi gente come Andreotti, Craxi, Berlusconi, Prodi, D'Alema e affini, che ci ha portati, volendo difendere gli interessi di una classe ai danni dell'altra, a danneggiare un paese intero.
I video che trovate in calce però smentiscono categoricamente quanto detto dai Banana, dai Veltroni e anche dai Beppe Grillo riguardo i cosiddetti partitini : il programma del gruppo che fa capo al candidato premier Stefano Montanari è a mio modesto avviso l'unica valida alternativa al grigiore politico, economico e sociale che i primi rappresentano per questo paese.
E anche stavolta, al grido di quando voglio so essere serioeno grazie, per me niente dolce, devo guidare, ho rivestito il ruolo del clown: dopotutto che cena sarebbe se non facessi il cretino, se non si parlasse di cacca mentre si addenta un succulento boccone di tagliata di manzo e se la micia non si riempisse di chiazze rosse, come quelle de La Pimpa, dopo i primi due sorsi di birra bionda?!
Special guest della serata: il cameriere de L'Osteria 29 di Milano, con il quale è nato un amore platonico che va al di là del vino e della bavetta di cannella del dolce che non ho potuto mangiare, per poter mantenere la sobrietà necessaria alla guida!
Guest starring, manco a dirlo, Davide e Paola e la Freesia, che, nonostante gli innumerevoli pacchi subiti dal sottoscritto -anche questa settimana, ma non per colpa mia- hanno risposto anche al mio consueto ritardo, con un tenero sorriso da amici con la A maiuscola.
P.S. : ora che so che Freesia pratica la fit-boxe, come cacchio faccio a dirle che ho dimenticato di inserire Amelia Osteria nel cd mp3 che le ho preparato, considerando che me lo chiede da almeno tre mesi?!
Forse la vergogna sta nel non permettere ad una persona di esprimere liberamente il proprio pensiero -su suolo pubblico ricordiamolo- come recita il 21° Articolo della nostra Costituzione.
O forse nelle parole conclusive di quella ragazza che -rivolgendosi ai manifestanti- ha parlato di vittoria, quando per essa si dovrebbe indicare il risultato positivo di una controversia tra una o più parti, costituite uguali, che si scontrano su di un terreno comune.
Ma quello di ieri in Piazza Maggiore a Bologna, non può certamente essere definito scontro alla pari: perchè da una parte stavano idee deplorevoli, retrograde e avvilenti per il mondo femminile e per il principio democratico del libero arbitrio, enunciate ed argomentate però con razionalità, intelligenza e rispetto degli astanti.
Dall'altra parte invece, si trovava il più che sensato rifiuto della retrocessione culturale e civile, conseguente alla richiesta moratoria della legge 194, che il nostro già vetusto paese potrebbe (!) subire, qualora questo pseudo-partito (che si autodefinisce movimento culturale!) potesse dire la propria, una volta raggiunto il quorum richiesto dalla vigente normativa elettorale, argomentato però con violenza, nel pieno disprezzo dell'avversario grazie all'ausilio della forza annullatrice e rumorosa della massa, contro il singolo.
No, non si può parlare di vittoria, ma di vergogna. Sì.
Vergogna per aver attaccato inutilmente l'esponente di questo partito che fa già harakiri quando apre bocca, quando ricorda allo spettatore/ascoltatore la sua storia giornalistica e la sua attuale occupazione e i suoi vetusti pensieri politici, civili e culturali.
Che seppur -a mio parere- alienanti, sono comunque pensieri di un uomo, supposto libero, in un paese libero, governato da leggi democratiche (che sì, non sempre sono rispettate nemmeno da chi le promulga e le dovrebbe far rispettare, ma questa è un'altra storia) che permettono a questo individuo di pensare secondo gusto e intelletto personale, esprimersi, manifestare -liberamente, MA NEL RISPETTO ALTRUI- le proprie opinioni e perchè no, portarle fino al parlamento.
E' questo che permette la nostra Costituzione, è questo quello che dovrebbero permettere tutte le Costituzioni di tutti i paesi del mondo intero.
E nei giorni seguenti le violenze, perpetrate nei confronti di alcuni manifestanti -e di un popolo- in aperto conflitto culturale e civile con una sedicente Repubblica, comportamenti anti-democratici di questo tipo sono quanto di più inammissibile ci possa essere.
Soprattutto dopo aver tacciato quella stessa Repubblica di comportamento dittatoriale.
P.S. Se poi fosse possibile chiedere a Cofferati, che cosa pensa invece di questo comportamento da parte delle forze del (dis)ordine, sarebbe veramente interessante.